Home GIOVANNA E IL SUO PETERGiovanna, I’m sorry (Thank you John Denver)

Giovanna, I’m sorry (Thank you John Denver)

Auguri Giovanna, I'm sorry

da Ferruccio Fabrizio
“Mia madre mi ha distrutto la vita ma piangerò al suo funerale” mi disse Giovanna un giorno in cucina a Napoli nel marzo 2021, l’avevo ritrovata nel 2018 dopo ben 34 anni. Qui c’è la sua storia, la nostra fiaba triste
https://www.stramp.it/la-mia-giovanna-la-nostra-fiaba-triste/
La madre oggi ha 93 anni. E’ andata lei al funerale della figlia, non so se ha pianto lacrme di coccodrillo, quello che so è che Giovanna pochi giorni prima di volare in cielo, il 9 dicembre 2023 era passata da lei a Portici e ebbe una reazione indignata quando ha sentito quella madre insensibile lamentarsi davanti al tumore della figlia di un mal di testa a 90 anni: “Mi hai insegnato una vita falsa e ipocrita” e poi “ho imparato da Ferruccio a rispondere cosi a mia madre”. Credo siano le ultime parole che la madre ha sentito da Giovanna, il testamento che si meritava.
Il dramma di Giovanna nasce da bambini come per milioni di persone quando una madre dispotica accecata solo dal controllo reprime le emozioni del bambino, il quale per paura di perdere l’unico affetto che conosce inizia a fingere senza rendersene conto e fa inconsciamente solo quello vuole la madre, diventa un burattino della madre.
Giovanna ha cosi vissuto anche da adulta anestetizzata ai sentimenti, estranea alla sua vita, facendo ogni cosa senza emozione, ha vissuto inconsciamente la vita orribile della madre, non ha scelto niente, il lavoro, le amiche, il fidanzato, non a caso un uomo ossessionato dal controllo proprio come la madre. “Una tenaglia che mi ha distrutto la vita”.
Si è ammalata non caso all’utero, proprio dove esprimeva il suo rifiuto della madre e dell’uomo da cui che non aveva scelto.
Con la malattia (diagnosticata a fine giugno 2017) si è ribellata innanzitutto di lui, l’uomo che la perseguitava da quando aveva 18 anni, poi ha iniziato a sganciarsi dalla radice del suo male, la madre. Ma gli insegnamenti feudali della madre, soffrire e nascondere la sofferenza, erano stati inculcati nella povera Giovanna sin da bambina e lei poteva liberarsene del tutto solo col tempo e con me accanto, andava sottratta all’ambiente malato che la circondava, dai familiari alle amiche vuote come una campana. Non abbiamo avuto il tempo.
Che disgrazia è stata la madre nella vita di Giovanna l’ho saggiato nei pochi anni in cui ci siamo ritrovati. Quando eravamo in vacanza la ricattava di nascosto da me con messaggi sul cellullare, quando abbiamo fatto il cammino di Santiago raccontava in giro che la figlia lo faceva con le amiche e non con me, quando andavo a casa sua a Portici c’era sempre imbucata in una stanzetta una foto di Giovanna con il suo oppressore perchè come nella Sicilia dell’800. Soprattutto, quando Giovanna si è ammalata, la madre non le ha offerto nessun aiuto.
Finché un giorno persi del tutto la pazienza e le ho scritto un fiume di accuse, gliene ho dette di tutti i colori, tutto il male che lei e quell’altro carnefice avevano fatto a Giovanna, ebbe un collasso a leggere le mie parole, da allora non ho più voluto vederla. Poi feci leggere tutto a Giovanna, pianse, le chiesi se alla madre avessi scritto qualocosa di sbagliato, di non vero, mi rispose “E’ tutto vero Ferruccio, sei l’unica persona che ha capito la mia anima”.
Perse la pazienza anche lei, non era più il suo burattino, e quando si accorse che davvero la madre a casa a Portici piazzava ogni volta una foto del suo oppressore, Giovanna prese quella foto e gliela stracciò sotto gli occhi.
Una madre che le ha negato amore e emozioni fin da bambina, un’anima buia e medievale, eppure Giovanna riuscì a trovarle una cosa da salvare. “Ferruccio, almeno mi ha messo al mondo”. Giovanna è nata il 12 febbraio.

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