Home GIOVANNA E IL SUO PETERBuon cammino Giovanna e Ferruccio

Buon cammino Giovanna e Ferruccio

da Ferruccio Fabrizio
Vado spesso a Portici, ci è nata Giovanna. Vi è sepolto il papà, che conobbi da ragazzo, gli occhi buoni della figlia. Ho ritrovato quegli occhi al cimitero, su una lapide che mi ha restituito ancora una volta il mondo medievale in cui Giovanna ha vissuto: sotto la foto del padre non c’è neanche il nome, Marino.
Gli ho lasciato una carezza nel giorno in cui è morto (30 settembre), a novembre gli ho acceso una lucetta, 15 euro che vuoi che siano per un francescano. Su quella lapide senza nome e senza cuore c’è la mano della donna che Marino Cuollo ha sposato, la mamma di Giovanna, 92 anni e una vita vissuta senza l’unica cosa che conta, l’amore.
Ha comandato a casa sua con regole disumane, due figlie allevate con minacce di abbandono, per l’ossessione del controllo. “Da bambina mi avvertiva che mi avrebbe lasciato per strada, se non si faceva quello che voleva” Giovanna mi raccontava cose orribili con il pudore di leggere nei miei occhi incredulità e rabbia. “Dovete soffrire e nascondere la sofferenza, il matrimonio dovete sopportare”, i nobili principi che mi ha svelato della madre quando l’ho ritrovata devastata a 57 anni
Guardate Giovanna bambina, e immaginate il volto di un angelo sfigurato. Con una madre cosi nessuna meraviglia che nella vita di Giovanna sia entrato un uomo come lei e quella poverina che mai aveva visto la luce prima, a 18 anni è entrata in un tunnel terribile. “Una tenaglia che mi ha distrutto la vita”. Giovanna ha vissuto solo per difendersi dal dolore, dai suoi due carnefici, si è ammalata, si è spenta il 21 dicembre due anni fa. La nostra fiaba triste.
La sua sofferenza è quella di milioni di persone nel mondo vittime di violenze psicologiche. Chiesi al mio amico psichiatra Vincenzo Barretta perché non si era ribellata “la paura Ferruccio, non sai quanta gente vive nelle paura”. Per paura si prova a stare un po’ meno peggio nella prigione invece di cercare di evaderla, cosi Giovanna quando ha scoperto che l’uomo che la perseguitava flirtava con altre donne invece di liberarsene, non lo ha fatto più neanche avvicinare per vent’anni.
Per salvarsi aveva bisogno di essere aiutata da una persona estranea al suo ambiente malato, di entrare in contatto con le emozioni sepolte, quella persona ero io, Giovanna si emozionava quando da ragazzi ci si incontrava ma non ho fatto a tempo a scoprire il suo dramma, saremmo insieme da 40 anni, ogni anno a Natale invece si è ritrovata a Portici con la sorella Rita, chiuse nel bagno a piangere.
La cortina di reticenza e mediocrità che l’ha circondata è venuta penosamente a galla quando l’ho ritrovata nel 2018, mentre perdevo mio padre, il lavoro ed ero già piegato dal dolore. Ho iniziato a scoperchiare il vaso di Pandora, a capire dietro ogni rivelazione come era sfumata la nostra vita insieme.
Una sua amica, Floriana, per esempio durante il lockdown 2020 ha tirato fuori un fatto di 15 anni prima, quando in un villaggio in Sardegna fu “minacciata” da lui, Giovanna poverina era andata a respirare su uno scoglietto, lui ne perse il controllo due minuti di orologio e iniziò a urlare, Floriana lo invitò a lasciarla un po’ in pace e si vide puntare due dita negli occhi. Di questo accaduto nessuno ha mai saputo niente, Floriana l’ha taciuto perfino a Giovanna, bell’amica. Eppure il comportamento patologico, ossessivo di quell’uomo era la regola quotidiana nella vita di Giovanna.
“Ferruccio, tanti mi hanno detto solo quando mi hanno visto con te che avevano sospettato di lui ma nessuno si è mai voluto impicciare mentre io morivo dentro” Giovanna mi scriveva in lacrime.
Un giorno nell’ottobre del 2021 ho scritto a Floriana: “Dimmi tu che sei stata minacciata e dunque sapevi, hai taciuto per 15 anni, se tutti nel mondo si girano dall’altra parte come te chi aiuta i più deboli?” E’ sparita. La meno meno peggio delle cosidette amiche di Giovanna. Purtroppo non c’ero io al posto suo in quel villaggio.
 Per quell’uomo oggi non provo più rabbia ma pena, la sua fine tragica, che vita infelice anche la sua, per controllare una persona, per impedire a un uccellino di volare libero dalla gabbia.
Le due figlie, hanno perso il padre ma non sanno cos’è il rispetto del dolore, nemmeno i sentimenti profondi della madre che non avrebbe permesso le porcherie. Quando Giovanna mi parlò della seconda figlia chiarì subito, l’infida delle due. Ne ho compreso meglio il significato quando costei ha cercato di cancellarmi approfittando della mia assenza e della scomparsa di Giovanna, come si può definire del resto una che si tiene ciò che non le appartiene, perfino una mia foto usata da Giovanna come segnalibro, tutto quello che vedete di Giovanna sul cammino, magliette, conchiglie, comprato con i nostri soldi e il nostro amore. L’essenziale è a casa mia e nel cuore, ma questa gente ha un’anima piccola cosi, non li ho mai citati per il disprezzo.
Il perdono. Il peso della sofferenza accumulata per 30 anni e traboccata in questi anni terribili mi ha precipitato in una bolla di dolore che non mi ha fatto capire, che Giovanna mi poteva lasciare proprio non lo sapevo, non mi sono perdonato, come posso perdonare chi le ha fatto del male, chi non ci ha aiutato, neanche con un piccolo gesto. Il perdono lo lascio ai predicatori.
Giovanna e Ferruccio, è una congiunzione astrale. La nostra vita insieme come il cammino di Santiago, dure salite e boschi incantati. Il 19 settembre 2019 avevamo l’oceano negli occhi, la fatica sulle spalle, l’essenziale nel cuore. L’ho già raccontato. Dei miei sogni e della mia magia non è rimasto più niente.
Corine Coco è una donna parigina che ha aperto un canale youtube di musica in memoria di Tony Fabrizio (il mio stesso cognome), l’unico amore della sua vita e un mio amico di San Donato Val di Comino. Tony è morto cinque mesi dopo Giovanna, Corine ha composto questa musica struggente per lui e mi ha voluto donare un po’ del suo dolore.
La morte di Giovanna mi costringe a forzare la mia natura timida e a parlare e parlare di lei, il “tuo cuore generoso e a volte un po’ schivo” mi scrisse l’ultima Pasqua. Se non l’avessi mai ritrovata nessuno avrebbe mai raccontato la verità, la sua sofferenza, il nostro dolore. “Peter hai la torcia accesa”, mi dice durante il cammino, si Giovanna e resterà accesa ancora un po’.
Ferruccio

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