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“Gentle on my mind”, l’amore perduto di un vagabondo

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John Hartford amava i fiumi e i battelli a vapore, il banjo e il violino. Nel ’66 era una voce innovativa sulla scena country, 28 anni compiuti il 30 dicembre e una roulotte dove ritirarsi dopo aver vagato per le strade di Nashville. Una sera entrò in un teatro locale con la moglie, da cui avrebbe divorziato, a vedere Il dottor Zivago e la notte stessa, ispirato al film ma anche alla sua vita, in meno di mezz’ora scrisse “Gentle on my mind”, un vagabondo che racconta il suo amore perduto.

Il testo affascinò Glen Campbell, settimo di dodici figli, contadini poveri dell’Arkansas. Resuscitato a tre anni dal fratellino quando lo credevano annegato nel fiume, Glen sentì che alla sua vita era stato regalato un dono divino non guadagnato e lui lo restituì al dolore del mondo, con le note dolci della sua chitarra. Definì il testo di Hartford “un saggio sulla vita” e incise una sua versione. Un successo mondiale, seguito da centinaia di cover, secondo BMI è la seconda canzone più ascoltata alla radio americana.

Campbell morirà di Alzheimer e alla malattia riserverà la sua ultima canzone (“sono qui ma me ne sono già andato”), Hartford a causa del linfoma di Hodgkin a 63 anni, mentre scriveva la biografia del violinista cieco Ed Haley.

La parabola umana di questi due autori americani è la sola cruna da cui riesco a far passare il dolore muto di questi mesi, per chi segue Stramp.

Il 21 dicembre ho perso la mia compagna, Giovanna lassù ha riabbracciato il suo papà che amava ricordare come un elefantino sospeso tra le nuvole, e il mio che aveva conosciuto da ragazza. Mi ha lasciato quaggiù, dove nessuno voleva sopravvivere all’altro.

Ho ritrovato Giovanna nel 2018 dopo oltre trent’anni, mentre perdevo mio padre. Da un anno curava una grave malattia, le proposi subito il cammino di Santiago. Accettò al volo. L’emozione di ritrovarci era il nostro filo rosso di gioventù ma ha riaperto la ferita che entrambi custodivamo senza averne mai parlato, quel filo sfuggito da ragazzi.

Ho potuto scoprirne il motivo solo trent’anni dopo quando mi ha rivelato il malessere di una vita, una madre dispotica che ha represso le sue emozioni sin da bambina e l’ha allevata a nascondere la sofferenza, nella paura dell’abbandono Giovanna ha rinunciato presto a sogni e desideri.

La paura di non essere accettati è un dramma diffuso, spinge i figli a fingere fin da piccoli e da grandi a fare quello che non sentono.

Ho ritrovato Giovanna ammalata, reduce da un matrimonio di facciata e oppressivo come la madre. I sentimenti per Ferruccio ancora lì, congelati dal 1984. Quante volte il medico Dario mi raccontava che l’infelicità repressa per troppo tempo può diventare causa di gravi patologie.

Quando ci siamo ritrovati inevitabile è stata la mia collisione con il mondo grigio in cui è vissuta ma più forte della rabbia è stato il dolore di non aver fatto in tempo da ragazzo a aiutarla, cosi fragile e delicata. Non sapevo che i suoi oppressori agivano di nascosto, come gli inquietanti personaggi di Hitchcock che ti aprono la porta con un sorriso falso, assicurano che va tutto bene, ma nascondono la vittima nello scantinato. “Con te al mio fianco a vent’anni mi sarei salvata” mi disse in lacrime.

Dal 2018 Giovanna ha trovato finalmente il coraggio di vivere, liberare le sue emozioni, per un tramonto, un film, una poesia, davanti ai cervi d’Abruzzo, ha iniziato a dipingere, tele bellissime, ha conosciuto davvero Napoli che amava più di Roma. Giovanna è in tutte le storie e musiche di Stramp.

“Ero cosi anestetizzata ai sentimenti – mi raccontò – che non guardavo più film d’amore”. Li abbiamo visti insieme. E.T.l’extraterrestre per ricordarci che negli anni ’80 saremmo arrivati sulla luna, Il laureato per la fuga dalla chiesa dei due innamorati, Ghost per il nostro cuore sempre idem, Le pagine della nostra vita, Ritorno a Cold Mountain, Schindler’s list, La vita è meravigliosa…

Nei ponti di Madison County riviveva il doloroso rammarico della vita sprecata, in Hereafter il filo ritrovato dei sentimenti, due film che Giovanna sentiva “nostri”. E Clint Eastwood reporter “era proprio un bel tipo”.

Il cammino di Santiago è stato il nostro viaggio più emozionante su questa terra. Tre video lo raccontano, due anni fa ho pubblicato il primo (i magici suonatori di Santiago) in cui sbuca il suo meraviglioso sorriso felice. Gli altri due, il diario fino a Santiago e il tramonto a Finisterre, cosi belli che li abbiamo lasciati dentro di noi. Sarebbe stata orgogliosa di vederli su Stramp.

Il 23 dicembre avevo programmato da tempo il video su “Peter Pan” e mentre lo montavo mi sono commosso immaginando la sua commozione quando lo avrebbe visto. Giovanna mi pensava come il piccolo sognatore in volo con la sua Wendy, “sei il mio Peter per sempre”, magia dei sentimenti. Non c’è nessuna magia per questo dolore.

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1 Commenti

Il tuo amico Mario Vece 13 Marzo 2024 - 14:32

Devi essere orgoglioso di aver dato a questo tuo grande amore un periodo amoroso di lemimento di quanto di malvagio ha dovuto subire. ancora più devastante perché perpetrato da chi l’avrebbe dovuta amare e difendere anziché tartassarla. Bravo Ferruccio.

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