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Il dono dell’acqua ai bambini africani, cosi voleva Claudio Miccoli ucciso a 20 anni

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“Un ruscello mi parlò…”, sono passati 45 anni dalla morte di Claudio Miccoli e dal seme piantato da una sua poesia è spuntato un pozzo ricco d’acqua. Un dono agli abitanti di un villaggio nel Benin, festeggiato soprattutto da 300 bambini costretti a non potersi lavare né bere e a recarsi a scuola con un bacile sulla testa.

L’Associazione che onora il ricordo del giovane ambientalista del Wwf ucciso a Napoli nel ’78 dalla cieca violenza di un gruppo di neofascisti, ha raccolto tremila euro e li ha portati in Africa. Due mesi per costruire il pozzo e regalare gocce di gioia pura.

“Ma siamo stati fortunati” – dice Livio Miccoli che con la sorella Rosanna porta avanti i valori del fratello Claudio nell’associazione fondata dal compianto Francesco Ruotolo. “Il pozzo è stato realizzato grazie all’aiuto decisivo di Mounir, migrante sbarcato in Italia dal Benin sette anni fa e diventato mediatore culturale a Napoli”.

Mounir non ha dimenticato i bambini della sua terra, chi ama la vita non ha dimenticato Claudio. E dal dolore è spuntato un fiore.

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