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“Non serve decapitare Hamas, è l’Iran la testa del serpente”

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Quando all’università Orientale sul finire degli anni ’80 studiai le Nazioni Unite, il Palazzo di vetro a New York mi sembrava già di carta, un’organizzazione incapace di far rispettare le risoluzioni sui due Stati già all’atto di nascita di Israele nel ’48. L’Iran che impicca ragazzini e fa strage di donne è il caso più vergognoso della storia dell’Onu, dovrebbe essere il problema più serio per il diritto internazionale, invece il governo degli spietati tiranni barbalunga è stato perfino promosso dalle Nazioni Unite in questi giorni alla guida del forum sui diritti umani. Sembra un film.  

La predica sul bene del mondo affidata alla “polizia morale” degli ayatollah,120 mila morti innocenti da quando l’Iran è finito nelle mani di questi assassini in nome di Dio. 
“Nominare all’Onu un rappresentante del regime sui diritti umani significa via libera per altre torture e omicidi. Vergognatevi” ha tuonato contro le Nazioni Unite la leader della Resistenza iraniana, Maryam Rajavi, che ha ricordato il triste primato del Paese. “Non è forse questo regime che detiene il record mondiale di esecuzioni? Come è possibile che un regime così sanguinario trovi un tale status nel ciclo degli affari delle Nazioni Unite?”. 

L’Iran non a caso è il burattinaio della questione palestinese, alle sue dipendenze si muovono quattro organizzazioni di terroristi, Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano, gli sciiti iracheni e gli huthi dello Yemen. Chi cerca da una parte sola la responsabilità dell’infinita scia di sangue nella terra santa non conosce la Storia o è antisemita. Basterebbe sapere che le centinaia di vittime del rave del 7 ottobre erano giovani della sinistra israeliana oppositori di Netanyahu e degli estremisti di destra che lo sostengono al governo.  

In Iran sanno bene che la striscia di Gaza troverà pace quando cadrà a Teheran quello che i mujaheddin del popolo definiscono “potere mafioso clericale”. 
“Oggi il mondo piange l’immenso spargimento di sangue da entrambe le parti della guerra iniziata quasi un mese fa in Medio Oriente, ma – accusa Maryam Rajavi – il regime di Ali Khamenei è la causa principale di questo terribile disastro, lui soddisfatto dello spargimento di sangue in corso, rivendica la vittoria, utilizza la questione palestinese come scudo contro la rivolta del popolo iraniano. 
Il mondo deve sapere che l’ostacolo principale alla pace è il bellicoso fascismo religioso in Iran”.

Dice ora l’ex presidente Usa Barack Obama che “tutti noi siamo complici e abbiamo colpe”- lui di sicuro quando finanziò l’Iran per lo sviluppo del nucleare e tacque sui massacri degli oppositori. Fuori concorso Putin, strizza l’occhio a Hamas e chiede il cessate il fuoco a Gaza, mentre colpisce l’Ucraina con i droni dell’Iran. Tragicomico. 

“L’Iran è la testa del serpente in Medio Oriente, il Paese che più di tutti ne alimenta terrore e instabilità – afferma Virginia Pishbin, dei giovani iraniani residenti in Italia. Il sangue dei palestinesi innocenti fa il gioco del regime iraniano che detta le regole ai terroristi e li arma da decenni, oggi Hamas domani saranno altri. Il cuore del problema è a Teheran, ma nessuno vuole davvero affrontarlo, tranne noi iraniani col nostro sacrificio di vite”. 

Chissà che cosa ne pensa Antonio Guterres, segretario generale Onu inorridito giustamente per i bambini di Gaza e chi non lo è a parte tagliagole e criminali, ma che stringe la mano a Ebrahim Raisi senza imbarazzo, reticente sui coraggiosi ragazzi iraniani che vanno a morire impiccati a una gru, irridendo il regime con un sorriso (il povero Majid nella foto di qualche anno fa). 

Perché poi tacciano i pacifisti di parte (una parte grazie a dio) sui sanguinari ayatollah che aiutano Hamas e non i disgraziati palestinesi, la risposta è già nella domanda, si agitano secondo il calcolo ideologico e cinico “il nemico del mio nemico, è mio amico”, nulla di nuovo dai tempi di Pol Pot. 

Solo nell’ultimo mese il regime iraniano ha giustiziato quasi cento persone, tracce di sangue dei 1500 adolescenti e ragazzi uccisi nella rivolta del 2019, dei 750 studenti massacrati un anno fa, sono ancora sui muri e nelle carceri. In una di queste è rinchiusa a Evin, nord di Teheran, il Nobel per la pace Narges Mohammadi, condannata a 31 anni, che ha iniziato lo sciopero della fame perché,senza velo, le hanno impedito di curarsi in ospedale. Per lei domani è un altro giorno.

Ieri, 7 novembre di 110 anni fa, nasceva da coloni francesi in Algeria, Albert Camus, nobile scrittore del ‘900, antitotalitario, libertario di sinistra morto a 47 anni in un incidente stradale, che mise al centro dell’esistenza, la sua e quella degli altri, la disumanità del mondo. 

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2 Commenti

Giorgio 8 Novembre 2023 - 21:53

Hai colpito la freccetta nell’occhio di bue Ferruccio,anche se qualche seguace pro-hamas ti maledirà e screditerà continua a incedere con la schiena dritta,forte della tua innegabile indipendenza e integrità.

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VINCENZO CAPUANO 12 Novembre 2023 - 15:53

Ferruccio, hai messo bene a fuoco la realtà di dove va ricercata la sorgente malefica che insanguina la Terra Santa in questi tristi giorni.

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