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“Roma core de ‘sta città”, 50 anni fa l’inno che è già leggenda

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“La Roma non è una squadra di calcio, è qualcosa…” spiega commosso Antonello Venditti al microfono di Gianni Minà alla presentazione di “Roma (non si discute, si ama)”, noto come “Roma, Roma, Roma”. E’ il 1974 e il cantautore segna una magia, l’anima che sfiora il cuore, leggenda dopo solo 50 anni. 
A raccontarla fu Giampiero Scalamogna, emerso nel mondo della canzone col nome Gepy & Gepy con cui intendeva sottolineare la sua doppia stazza. Fu lui romano fino al midollo a concepire quel capolavoro che la rivista France Football nel 2017 ha messo al secondo posto dopo You’ll Never Walk Alone del Liverpool,tra gli inni calcistici più belli. 

E rivelò quel giorno che si presentò negli studi della Rca col motivo in testa e uno spartito in mano, lo provò al pianoforte poi andò giù da Venditti e gli accennò “Roma, Roma, Roma”…L’autore di Roma Capoccia se ne uscì subito con “Core de ‘sta città…”. Due mesi dopo il brano era compiuto. E “T’ha dipinta Dio” all’ombra del Vaticano diventò “T’ho dipinta io”.

Gepy scrisse la musica e buona parte del testo insieme al paroliere Sergio Bardotti e si è così consegnato all’eternità. Racconterà  del gesto di amicizia per Franco Latini, doppiatore e tifosissimo, al quale fu concesso di firmare l’inno anche senza un contributo rilevante. Bardotti, grande autore, vincitore del Premio Tenco, ha scritto canzoni storiche come Occhi di ragazza (Gianni Morandi), Se perdo te (Patty Pravo), Piazza Grande e Itaca (Lucio Dalla), Canzone per te e Lontano dagli occhi (Sergio Endrigo), Latini nato attore ha doppiato tra gli altri Paperino, Tom di Tom & Gerry e Stan Laurel. Artisti autentici, scomparsi troppo presto.  

La finestra socchiusa su quegli anni si spalanca sull’andatura hippy di Pierino Prati, figura nobile del Calcio, centravanti straordinario e uomo di rara generosità. Nel ’74 era l’idolo del popolo giallorosso. Che a Testaccio conserva la sua culla. 

E ogni volta che ero a Ostia da Giovanna, “Giova’ andiamo a Roma”, si Ostia ne fa parte ma Roma è un’altra cosa e chi non è stato a Testaccio non può dire di conoscerla nè d’aver vissuto abbastanza. Lo scorso ottobre dopo un cammino a piedi di cento km, il caffè a un euro nel rione che un tempo aveva il primato nazionale per consumo di alcolici, mi ha ricordato che tutto è puro per i puri e a Testaccio batte ancora forte er core de Roma. 

La voce calda di Venditti mi ha aiutato a scegliere le immagini e il filmato si chiude su un fine partita bollente (Roma-Inter) da anni ’70, gli spalti gremiti di malinconia e improvvisati falò, il crepuscolo caro a Pasolini che ha amato Roma fino alla morte.

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