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Primo maggio nella bellissima Stoccolma ante Covid, un secolo fa eravamo numeri e forse lo siamo ancora

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E’ sempre più basso il rispetto per un giorno in cui è sacro ricordare la strage di uomini e donne sepolti senza diritti.
Si continua a morire sul lavoro e di non lavoro, l’uso della tecnologia sta trasformando l’umanità in algoritmi, almeno lo possiamo raccontare e denunciare. Nei secoli scorsi si moriva nell’anonimato, senza memoria, dopo 16 ore in miniera o in fabbrica. Finchè a 𝘊𝘩𝘪𝘤𝘢𝘨𝘰, il 1 maggio 1886 durante lo sciopero generale contro le disumane condizioni di lavoro, la polizia sparò contro i manifestanti. L’eco della strage arrivò in Europa dove era nata la prima Associazione internazionale dei lavoratori. A 𝑃𝑎𝑟𝑖𝑔𝑖 nel 1889 il Primo maggio diventa ufficialmente la Festa dei Lavoratori. Il resto è Storia.

Queste parole tratte dall’inno storico dei lavoratori, 𝑙’𝐼𝑛𝑡𝑒𝑟𝑛𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒, sembrano scritte oggi.

In piedi, dannati della terra,
In piedi, forzati della fame!
La ragione tuona nel suo cratere,
È l’eruzione finale.
Del passato facciamo tabula rasa,
Folle, schiavi, in piedi! In piedi!
Il mondo sta cambiando radicalmente,
Non siamo niente, saremo tutto!…

“Lo stato opprime e la legge imbroglia,
Le tasse dissanguano lo sventurato;
Nessun dovere è imposto al ricco,
Il diritto per i poveri è una parola vuota.
Basta languir nella tutela!
L’uguaglianza chiede altre leggi,
Niente diritti senza doveri, dice,
Uguali, nessun dovere senza diritti!”

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